Cecilia Cappelli, la curiosità che prende forma.
Osserva il mondo con la curiosità di chi non smette mai di imparare e lo restituisce attraverso immagini che parlano sottovoce. Graphic designer editoriale, viaggiatrice, coltiva idee prima ancora che progetti, cercando bellezza là dove forma e contenuto si incontrano. Dietro un’apparente sicurezza custodisce una sensibilità riservata, convinta che ogni viaggio, ogni libro, ogni pagina impaginata possano cambiare il modo di guardare la realtà.
Cecilia Cappelli. Quando ha capito che la curiosità sarebbe diventata la sua bussola?
Dal punto di vista professionale c’è stato proprio un momento che mi ha colpito tanto e che mi ricordo spesso, cioè uno dei primi anni, se non il primo anno, in cui frequentavo l’Accademia a Venezia. Il mio primissimo professore di grafica ci disse che in questo mestiere, oltre al talento, comunque tutto il lato visivo o di ricerca, la cosa fondamentale è la curiosità, quindi interessarsi, appassionarsi, avere anche la voglia di approfondire tutti quei soggetti, quei progetti diversi che ti arrivano. E questo effettivamente a me succede ed è anche un grande privilegio di questo mestiere.
Viaggia per conoscere il mondo o per conoscere se stessa?
Per conoscere il mondo e in questo modo capirlo meglio, per ampliare i miei orizzonti, direi, più che conoscere me stessa.
Lei dà forma alle idee degli altri, ma chi ha dato forma a Cecilia?
Ma più che una persona o più che persone, per me è sempre stato importante lo stimolo esterno, lo stimolo visivo. Mi hanno dato forma, ad esempio, la cultura pop, la cultura underground, la musica, le riviste che compravo da adolescente, che ritagliavo, i film.
Quando ha capito che voleva costruire oggetti culturali più che fare grafica?
Allora, questa cosa per me è molto importante, però allo stesso tempo non bisogna essere presuntuosi, nel senso che in realtà a volte è importante, anche bello, semplicemente dare una forma al progetto ed è già quello importante, senza credere di fare altro. Però sicuramente mi sono resa conto che l’approfondimento è importante e se sei interessato o interessata anche a livello sociale, politico, quello che succede intorno a te, comunque lo riversi in quello che fai, riversi i tuoi valori in quello che fai. E’ ho capito che il mio modo di lavorare è piuttosto olistico in questo senso.
Frute è stata una rivista o una presa di posizione?
È stata sicuramente una rivista, una rivista indipendente, e già il fatto di essere indipendente è un po’ una presa di posizione. Comunque è stato anche mettere in gioco la propria voce. Alla fine sì, una presa di posizione, perché no? Cioè, comunque è un aspetto positivo, secondo me, prendere una posizione.
Da dove parte Cecilia quando inizia un nuovo progetto?
Io direi dalla ricerca, dal mettere in ordine tutti gli elementi, tutti gli strumenti che mi servono per completarlo. E lo dico anche un po’ da collezionista, perché mi dà soddisfazione mettere insieme tutte le tessere del puzzle.
Sydney, Tokyo o Udine, quale città le assomiglia?
Direi tutte e tre. Non so se mi assomiglino, ma io mi ritrovo in loro. Sydney è un posto per me molto positivo a livello proprio di energia positiva. Ci ho passato del tempo e mi ha formata. Udine ha delle grosse potenzialità non espresse. Le voglio molto bene, però purtroppo è vero, non riesce a diventare forse la città che potrebbe diventare. È un po’ periferica come me, mi piace stare per conto mio. Tokyo invece è come una fantasia parallela tutta colorata.
Sta diventando la persona che immaginava?
Non immaginavo nulla e di base io mi affido all’universo. Però posso raccontarvi questa cosa simpatica che quando ero piccola avevo fatto un disegno di un personaggio con i capelli verdi pieno di piercing e avevo scritto Cecilia a 30 anni e non è andata proprio così, però lo spirito è rimasto.
UDINESI DENTRO è un podcast originale di Michele Menegon, la voce della sigla è di Gianmarco Ceconi, la musica di Massimo Cum, la post produzione e il sound design di Michael Hammer.
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