Everything But The Girl: la malinconia che diventò groove

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Everything But The Girl: la malinconia che diventò groove
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Questo pòdcast è dedicato alla malinconia che diventò groove degli Everything But The Girl.

Tracey in my room (2000)

Nel cuore dell’Inghilterra degli anni Ottanta, quando la musica indipendente cercava nuove forme di espressione lontane dalle regole del mercato, due artisti si incontrarono creando un progetto destinato a cambiare continuamente forma senza mai perdere la propria identità. Ben Watt e Tracey Thorn fondarono gli Everything But The Girl, un nome nato quasi per caso ma diventato simbolo di una delle coppie artistiche più raffinate della musica britannica. Lui arrivava dal jazz e dalla scena indipendente, lei aveva già conquistato l’attenzione con la sua voce profonda e malinconica. Insieme costruirono un universo sonoro capace di attraversare folk, pop, soul, elettronica e musica da ballo.

Wrong (1996)

La loro storia comincia lontano dalle grandi produzioni e dalle logiche delle classifiche. L’incontro avviene all’università di Hull, dove Ben e Tracey scoprono una sensibilità comune fatta di semplicità, introspezione e attenzione ai dettagli. I primi lavori degli Everything But The Girl guardano alla tradizione del jazz e del pop acustico, con arrangiamenti essenziali e una scrittura elegante. La voce di Tracey, fragile solo in apparenza, diventa presto il centro emotivo del progetto, capace di raccontare vulnerabilità e forza con la stessa naturalezza.

Each and Every One (1984)

Negli anni successivi il duo dimostra una capacità rara: cambiare senza tradirsi. Quando la scena musicale britannica viene attraversata dall’esplosione della musica elettronica e della cultura dei club, gli Everything But The Girl iniziano un percorso di trasformazione. Abbandonano progressivamente gli strumenti acustici per avvicinarsi ai nuovi linguaggi della musica da ballo, collaborando con produttori capaci di tradurre la loro sensibilità in una dimensione più moderna. La loro evoluzione culmina con un brano che diventa un simbolo degli anni Novanta, portando la loro musica dai piccoli spazi indipendenti ai grandi palcoscenici internazionali.

Missing (1994)

Il successo mondiale non cambia però la loro filosofia. Ben Watt e Tracey Thorn non cercano mai semplicemente il successo commerciale, ma continuano a esplorare il rapporto tra emozione e tecnologia. La loro musica elettronica non nasce dal desiderio di inseguire una moda, ma dalla volontà di trovare nuovi strumenti per raccontare sentimenti antichi. Le loro canzoni parlano di solitudine, amore, distanza e cambiamento, dimostrando che anche il linguaggio della pista da ballo può diventare intimo e personale.

Future of the future (1998)

Dietro il progetto c’è anche una dimensione profondamente umana. Ben Watt affronta importanti problemi di salute che influenzano il percorso artistico del duo, mentre Tracey Thorn sviluppa parallelamente una carriera solista e un’attività di scrittrice. Dopo un lungo periodo lontani dalle scene, gli Everything But The Girl tornano insieme dimostrando che alcune collaborazioni non appartengono soltanto a un’epoca, ma a un modo di intendere la musica. La loro reunion nasce dalla stessa curiosità che li aveva uniti all’inizio: la voglia di scoprire nuove possibilità sonore.

Corcovado (2003)

L’eredità degli Everything But The Girl supera i confini dei generi musicali. Hanno dimostrato che una canzone può essere sofisticata senza diventare distante, elettronica senza perdere calore umano e popolare senza rinunciare alla profondità. La loro storia è quella di due artisti che non hanno mai scelto una sola strada, ma hanno trasformato ogni cambiamento in una nuova forma di espressione. Più che appartenere a un genere, gli Everything But The Girl appartengono a un’idea: quella di una musica capace di evolversi rimanendo sempre autentica.

Five Fathoms (1999)

Il pòdcast dedicato alla malinconia che diventò groove degli Everything But The Girl, finisce qui! Se vuoi ascoltare tutta la musica del Disco Sauro, scarica l’applicazione gratuita In My Radio, per Apple o Andròid.


Disco Sauro è un podcast scritto da Michele Menegon. La supervisione editoriale e musicale è a cura di Alessandro De Cillia. La voce della sigla è di Fabrizio Cerruti, quella del DiscoSauro è di Matilda, mentre la produzione e il sound design è di Michael Hammer. DISCOSAURO è un podcast realizzato in memoria del maestro Gianni De Luise.

Autore

  • alessandro de cillia

    Alessandro De Cillia entra nell’organico di Radio Italia Network nel 1990: esordisce come tecnico del suono e presto giunge ad affiancare Mr. Marvin in qualità di programmatore musicale.

    Si occupa quindi della ricerca di nuovi artisti, pianifica la programmazione delle trasmissioni e cura i rapporti con le maggiori etichette discografiche (Sony, Virgin, Universal, Warner, Polygram, Emi , ….).

    Firma alcuni programmi che hanno fatto la storia di Italia Network. Il primo risale al 1993 ed è HIP & MUFFIN’ SHOW, incentrato sulla musica hip-hop e sul ragga muffin’, con lo pseudonimo Dj Delicious. Ma è forse il mastermix MADHOUSE il programma più rappresentativo della sua ricerca musicale.

    Qui Alessandro propone inizialmente una selezione mixata di House tribale per poi specializzarsi in Minimal e Intelligent Tecno. Ed è proprio la fama di MADHOUSE che lo porterà poi a lavorare come disc jockey nei migliori club della scena underground degli anni ’90 e a diventare dj-resident de La Scala, uno dei locali di riferimento per la musica di tendenza di quel tempo.

    Oggi Alessandro continua la sua ricerca musicale quotidianamente. Ha una ricca collezione di vinili che spaziano dalla musica Hip Hop alla Funky, dall'House alla Techno.

    Viene a diretto contatto con la musica in giovane età con l'elettronica ed il rock elettronico ascoltando con fascinazione i Kraftwerk ed i Rockets, successivamente si appassiona alla disco black degli anni ottanta ( S.O.S. Band , Janet Jackson , Donna Summer, e tutte le produzioni di Jimmy Jam & Terry Lewis) e soprattutto viene rapito dalla musica di Prince.

    Questo lo porterà ad indagare sulle origini della musica contemporanea del tempo e a scoprire il Soul di James Brown , il Funky di George Clinton e dei Parliament, per poi appassionarsi all' Hip Hop , genere che attingeva e traeva ispirazione proprio dalle radici della musica Black.

    Alla fine degli anni 80 si appassiona al nuovo genere musicale che sta nascendo: l'House music, prima quello melodico cantato, poi verso quello Tribale esplorando la musica Techno, sempre alla ricerca di nuove esperienze sonore.

    Così come era definito MadHouse: “l'evoluzione della musica” il suo programma mixato all'interno del Mastermix di Italia Network. La musica è concepita come un viaggio sonoro attraverso i vari generi che la caratterizzano, attingendo e lasciandosi influenzare da essi.

    Attualmente l'ascolto è indirizzato verso quegli spazi che non sono stati ancora esplorati nel passato quali la musica d'avanguardia italiana di rock progressivo , melodico disco, oltre che il genere cosiddetto “balearic”, influenzato da vari viaggi effettuati a Ibiza agli inizi del 2000.

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