Come sta Udine?
Il Comune ha affidato all’IRES del Friuli Venezia Giulia, l’Istituto di Ricerche Economiche e Sociali, l’aggiornamento del Profilo di salute della città.
Adesso abbiamo una fotografia più precisa. La questione è che cosa decidiamo di farcene.
Durante la presentazione è stato raccontato di una persona che, dopo un intervento, aveva difficoltà a uscire di casa. La spesa riusciva a farsela consegnare. Ma aveva chiamato i servizi sociali perché non sapeva come portare fuori le immondizie.
Ecco. Possiamo discutere a lungo di autonomia, fragilità e invecchiamento attivo. Poi arriva un sacchetto della spazzatura e ci chiede di essere concreti.
A Udine più di venticinquemila persone risultano vivere sole. Quasi metà delle famiglie anagrafiche è composta da una persona. Tra queste persone, oltre diecimila hanno almeno sessantacinque anni.
Vivere soli non significa sentirsi soli. E avere sessantacinque anni non significa aver bisogno di assistenza.
Ma continuare a organizzare la città dando per scontato che, quando serve, ci sia un familiare disponibile diventa una scommessa. Fatta sulla vita degli altri.
Un figlio che accompagna. Una moglie che assiste. Una sorella che passa. Qualcuno che prende un permesso dal lavoro.
Quel qualcuno esiste sempre? Abita vicino? Può permetterselo?
E se non c’è, che cosa succede?
Il problema diventa pubblico soltanto quando la situazione è già precipitata?
Il rapporto ci mette davanti a una città che cambia. Il numero degli abitanti è rimasto quasi identico rispetto al 2011, ma nel frattempo gli ultracinquantenni sono aumentati di quasi seimila.
Stesso numero sul cartello d’ingresso. Esigenze diverse dentro le case.
Servono quindi delle scelte.
Se vogliamo che le persone continuino a vivere a casa propria, dobbiamo organizzare l’assistenza domiciliare, il sostegno a chi si prende cura di qualcuno, il collegamento tra ospedale e servizi territoriali.
Una dimissione può essere corretta dal punto di vista clinico. Ma chi torna a casa riesce a lavarsi? A mangiare? A uscire? Qualcuno lo ha verificato?
Perché “può tornare a casa” e “a casa può cavarsela” sono due frasi diverse.
E fuori dalla porta?
Un marciapiede dissestato può restringere il mondo di una persona a un isolato. Una fermata difficile da raggiungere può rendere inutile un autobus puntuale.
Quando si decide come rifare una strada, si sta decidendo anche chi potrà continuare a usarla.
Lo stesso vale per i giovani. Nell’indagine riportata dal Profilo, tra gli studenti residenti a Udine, chi dichiara maggiori difficoltà economiche pratica sport meno frequentemente.
Allora “fate movimento” è un consiglio. Renderlo possibile è un compito.
Bisogna capire quanto pesano le quote, gli spostamenti, gli orari. E intervenire sugli ostacoli che troviamo, invece di distribuire raccomandazioni uguali a persone con possibilità diverse.
Naturalmente queste cose hanno un costo. Richiedono personale, risorse e priorità. Proprio per questo dobbiamo poter chiedere quali interventi vengono scelti e quali risultati producono.
Il rapporto censisce quarantadue progetti di educazione alla salute finanziati nel 2025 dal Comune e dall’azienda sanitaria. Segnala anche la mancanza di un programma unitario e di un osservatorio delle iniziative.
Lavoro ce n’è. La domanda successiva è: chi raggiunge? Chi rimane fuori? Che cosa migliora?
Contare i progetti ci dice quanto facciamo. Per capire se basta, dobbiamo guardare la vita delle persone.
Il Profilo di salute serve se modifica una decisione, orienta una spesa, fa arrivare un aiuto prima che una difficoltà diventi un’emergenza.
Altrimenti avremo descritto molto bene il cambiamento.
E lasciato a qualcuno il problema di portare giù le immondizie.
UDINESI DENTRO è un podcast originale di Michele Menegon, la voce della sigla è di Gianmarco Ceconi, la musica di Massimo Cum, la post produzione e il sound design di Michael Hammer.
Crediti musicali, in ordine di utilizzo
AIR — La femme d’argent
Talking Heads — Once in a Lifetime
Massive Attack feat. Hope Sandoval — Paradise Circus
Nina Simone — I Wish I Knew How It Would Feel to Be Free
I brani sono utilizzati nell’ambito di una produzione editoriale senza finalità commerciali. Tutti i diritti sulle composizioni e sulle registrazioni appartengono ai rispettivi titolari.



