Simone Braidotti, il narratore che usa i numeri come linguaggio.

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Udinesi Dentro
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Simone Braidotti, il narratore che usa i numeri come linguaggio.
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Simone Braidotti, il narratore che usa i numeri come linguaggio.

Abita il mondo con una curiosità quieta, di quelle che non si accontentano della superficie. Osserva, ascolta e cerca connessioni, come chi sa che ogni cosa nasconde un significato oltre l’apparenza. Nei percorsi, nelle persone e nelle storie, riconosce tracce da seguire più che risposte da possedere. Avanza con discrezione, lasciando che siano il tempo e l’esperienza a rivelare ciò che conta davvero.

Simone Braidotti ha scelto di fare il commercialista in 3 media. Determinazione o bisogno di una direzione?

Sicuramente determinazione, perché era una scelta consapevole, voluta, un obiettivo da raggiungere. Ovviamente l’avere fatto una scelta ed essere determinato nel raggiungerlo stabilisce anche una direzione e quindi da uomo di tracciati, evidentemente… Però è determinazione.

Aprire lo studio è stata una conquista o un atto di indipendenza?

È stata una conquista perché è stato qualcosa di voluto e sempre desiderato già quando è stato scelto il tipo di attività. Uno sceglie di fare il professionista, in teoria per sentirsi libero, poi scopre che la libertà del professionista è una cosa un po’ diversa da quella che magari ti immagini in maniera molto più bucolica da giovane. Però sicuramente lo studio era un punto di arrivo della scelta e di partenza dell’attività.

Quando ha capito che il suo lavoro era accompagnare persone e non solo fare bilanci?

In realtà l’ho sempre pensato. Poi c’è tutta la parte di dover imparare, fare, di dover aver la conoscenza di quello che fai e quindi chiaramente una prima parte dedicata molto a imparare le cose tecniche, ma l’obiettivo era sempre quello di accompagnare in un percorso e quindi essere di supporto agli imprenditori. L’idea è sempre stata quella di accompagnare e che la parte tecnica fosse di supporto alle decisioni.

Come si prende una decisione quando non esiste una scelta giusta?

Non è così facile dare una risposta. Ma perché? Perché bisogna capire cosa si intende con l’aggettivo giusta. Perché se giusta è la normalità, allora la risposta è: non esiste mai una scelta giusta, perché tutte le scelte lavorative, personali, sono scelte personali inserite in un cammino e con degli obiettivi da raggiungere. Se giusta è intesa nel rispetto di parametri, leggi o situazioni imposte da altre, allora mi viene da dire che è difficile che una scelta non sia giusta perché a quel punto è decisa in paletti. Quindi semmai il problema è capire come riuscire a far collimare l’esigenza con quelle che sono le regole e l’output richiesto o la finalità richiesta.

Lei è un uomo di numeri o un narratore che usa i numeri come linguaggio?

Sicuramente narratore che usa i numeri, ma perché considerando che l’universo si basa sulla matematica e quindi la matematica alla fine è la base di tutto, la matematica è anche la base del linguaggio, quindi uno non potrebbe parlare non usando i numeri. Quindi il numero in realtà è quello che ti consente di esprimere e organizzare e dare razionalità e concretezza a qualcosa che cerchi di esprimere. Quindi sicuramente la definizione narratore che usa i numeri mi piace molto.

Da bambino smontava i giocattoli, cercava il meccanismo o il senso delle cose?

Era un afflato legato alla necessità di capire come funzionavano le cose, ma non inteso come domanda filosofica sul senso, ma proprio tecnicamente come funzionava, il perché determinate cose funzionano in un determinato modo e quindi era un desiderio di conoscenza.

Lei disegna percorsi per ciclisti e imprenditori. In entrambi i casi cosa rende bello un tragitto?

L’equilibrio. Il tragitto presuppone di avere un punto di partenza e un punto di arrivo. Da dove parto a dove arrivo e il come ci arrivo. Normalmente, anche quando disegno percorsi per la bici alla fine, secondo me, quello che paga è sempre l’equilibrio. Non avere eccessi, non avere paure e inserire varietà e non fare le scelte che fanno tutti.

La sua curiosità è un dono o una forma di inquietudine?

Io l’ho sempre vista e la considero come un dono, perché la curiosità è la base essenziale per la conoscenza. Una persona non curiosa tendenzialmente è una persona che accetta, vive, sopravvive, ma non vive appieno o comunque non, non, non, non ha la curiosità di, di sapere, di conoscere, di capire come le cose funzionano. E quindi per me la curiosità è la base della sapienza, ma non che io mi definisca sapiente. C’è qualcuno che ha detto: “Ignorante è colui che sa di non sapere”. Se io so di non sapere, divento curioso di capire cosa non so. E quindi per me la curiosità è assolutamente un dono.


UDINESI DENTRO è un podcast originale di Michele Menegon, la voce della sigla è di Gianmarco Ceconi, la musica di Massimo Cum, la post produzione e il sound design di Michael Hammer.

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Autore

  • Michele Menegon

    Se indossi una maschera che funziona, è ora di cambiarla! A 18 anni entro a far parte dello staff di una radio locale e nel 1989 approdo a Radio Italia Network. Ideatore del programma radiofonico techno Master Quick, tra il 1992 e il 1995 produco alcuni dischi, il più famoso dei quali è Barraca Destroy. Nel 1996 divento Direttore Artistico di Radio Italia Network e sono il primo in Italia a credere che la gestione e la messa in onda della radio dovessero passare attraverso i computer.

    Nel 2000 entro nella casa discografica Hit Mania come Direttore Generale, lanciando il fenomeno Lùnapop. Nel 2001 torno alla radio per seguire lo start-up del progetto Radio LifeGate.

    Dal 2002 al 2007 mi occupo di consulenza artistica per agenzie pubblicitarie e web company, e in parallelo entro nel mondo del fitness, ottenendo diverse certificazioni: dal Pilates al Rowing, dallo Spinning al Bose ecc. Dal 2008 sono Product Manager di Music Master, il software leader mondiale per la programmazione radio-televisiva.

    Nel 2011 costruisco con Alessandro Bellicini il progetto digitale di Golf Today, seguito poi dalle testate Amadeus e Sci. Nel 2019 portiamo il know-how all’editore Publimaster per le testate Golf & Turismo e Sciare. Nel 2021 fondiamo 3Mind, con cui nasce il progetto Notizie Golf, che lascio nel 2022.

    Nel 2023 lancio il progetto Udine Podcast, con l’obiettivo di produrre podcast realizzati da udinesi. Il primo è Udinesi Dentro, ma oggi la piattaforma ospita anche: Manca il Sale di Annalisa Sandri, I racconti di So e Nanà di Nicoletta Agosto, DiscoSauro di Alessandro De Cillia, Radici in Stoffa di Silvia Cacitti, Spazio Comune, realizzato per l’azienda Chiurlo.

    Lo sport ha preso il sopravvento e sono diventato un triathleta. Un cancro, nel 2019, avrebbe potuto fermare tutto, ma grazie al reparto di oncologia di Udine sono ancora qui — con il mio tumore — a raccontare un’altra storia.

    Obiettivi futuri? Completare un Ironman prima dei 60 anni (portato a termine il 20 settembre 2025 a Cervia) e costruire una palestra radiofonica dove insegnare ai ragazzi a fare radio libera (in corso dal 24 ottobre 2025)!

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