Deborah Roiatti: «Non si può parlare di sostenibilità senza parlare di umanità.»

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Udinesi Dentro
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Deborah Roiatti: «Non si può parlare di sostenibilità senza parlare di umanità.»
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Deborah Roiatti: «Non si può parlare di sostenibilità senza parlare di umanità.»

È una presenza che trasmette equilibrio e serenità, ma quella quiete è il punto d’arrivo di un lungo cammino. Sa riconoscere valore dove altri vedono soltanto ciò che è stato dimenticato e con pazienza restituisce forma, dignità e futuro. Ogni gesto nasce dalla cura, ogni scelta dal desiderio di creare armonia. In lei la bellezza non cancella il tempo, lo accoglie, lo trasforma e gli offre una nuova possibilità.

Deborah Roiatti, per molti il suo lavoro è cucire. Ma è davvero questo il suo mestiere?

Allora, a livello di tecnica sì, nel concreto il mio lavoro è cucire e assemblare abiti, ma osservandolo più da vicino io definirei il mio lavoro un grande processo di ascolto, sia del cliente nell’eventualità si interfacci a me, quindi abitudini, bisogni, cosa fa nella vita, eccetera, che del tessuto. E un altro piccolo aspetto molto importante è anche non solo l’aspetto tecnico del cucito, ma la sensibilizzazione, quindi riportare la gente ad ascoltare un po’ di più il cuore perché non si può parlare di sostenibilità senza parlare di umanità, quindi tornare a risentire.

Lei sembra vedere possibilità dove gli altri vedono soltanto scarti. È sempre stato così?

Allora sì, un po’ sì. Cioè nella mia vita ho sempre avuto questa qualità di vedere negli altri, nelle situazioni, nelle relazioni, la parte bella da spronare e valorizzare, che non è il positive thinking che va un po’ di moda, ma è andare a fare leva dove c’è l’opportunità e la luce, pur sapendo che ci sono le difficoltà e i lati ombra.

Essere cresciuta tra culture diverse le ha insegnato ad appartenere o sentirsi diversa?

Assolutamente diversa, ma questa mia diversità l’ho nutrita. All’inizio mi ha fatto magari un po’ male, ecco, ma in questo momento che ho saputo trasformarla mi fa sentire parte di qualcosa. Attraverso il mio lavoro anche questa cosa l’ho trasformata ed è diventata unicità.

Ogni volta che la vita le ha tolto qualcosa, lei si è reinventata. È stata una scelta o un istinto?

È sempre stato pure istinto, un po’ come gli animali selvatici, ovvero una sorta di forza che, nonostante sei nel mezzo del marasma del problema, mi ha spinto a trovare una soluzione concreta.

Quando ha capito che il punto lento non era più un hobby ma una responsabilità?

È stato un processo, ma il momento esatto in cui ho capito che dovevo fare qualcosa è stato quando sono stata assunta come sarta in un’azienda locale e mi stavo man mano spegnendo dentro e mi sono chiesta: esiste in Friuli un’azienda che rispecchi la mia etica, i miei valori e i miei bisogni? E lì ho detto: no, ebbene allora la creo.

Lei restituisce una seconda possibilità ai tessuti, ma chi l’ha restituita a Deborah?

La vita mi ha dato infinite opportunità per arrivare dove sono arrivata adesso.

Qual è la parte di sé con cui ancora oggi deve fare pace?

Allora, l’autosabotaggio e la pigrizia, perché di base sono un animale che starebbe a osservare la vita scorrere oziando nell’orto, ma cozza un po’ con quello che la società ci chiede. Quindi ho dovuto auto disciplinarmi un sacco perché di base sarei un animale, un gatto.

Lei ha passato molti anni a cercare un posto nel mondo. L’ha trovato?

La mia parte gitana che ama girovagare, va assolutamente nutrita, e so che anche grazie al mio lavoro tornerò a viaggiare tanto. Per rispondere alla tua domanda, sì, credo di averla trovata. Ho trovato un senso di casa anche grazie alla relazione e alla famiglia che sto costruendo.


UDINESI DENTROè un podcast originale diMichele Menegon, la voce della sigla è diGianmarco Ceconi, la musica diMassimo Cum, la post produzione e il sound design di Michael Hammer.

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Autore

  • Michele Menegon

    Se indossi una maschera che funziona, è ora di cambiarla! A 18 anni entro a far parte dello staff di una radio locale e nel 1989 approdo a Radio Italia Network. Ideatore del programma radiofonico techno Master Quick, tra il 1992 e il 1995 produco alcuni dischi, il più famoso dei quali è Barraca Destroy. Nel 1996 divento Direttore Artistico di Radio Italia Network e sono il primo in Italia a credere che la gestione e la messa in onda della radio dovessero passare attraverso i computer.

    Nel 2000 entro nella casa discografica Hit Mania come Direttore Generale, lanciando il fenomeno Lùnapop. Nel 2001 torno alla radio per seguire lo start-up del progetto Radio LifeGate.

    Dal 2002 al 2007 mi occupo di consulenza artistica per agenzie pubblicitarie e web company, e in parallelo entro nel mondo del fitness, ottenendo diverse certificazioni: dal Pilates al Rowing, dallo Spinning al Bose ecc. Dal 2008 sono Product Manager di Music Master, il software leader mondiale per la programmazione radio-televisiva.

    Nel 2011 costruisco con Alessandro Bellicini il progetto digitale di Golf Today, seguito poi dalle testate Amadeus e Sci. Nel 2019 portiamo il know-how all’editore Publimaster per le testate Golf & Turismo e Sciare. Nel 2021 fondiamo 3Mind, con cui nasce il progetto Notizie Golf, che lascio nel 2022.

    Nel 2023 lancio il progetto Udine Podcast, con l’obiettivo di produrre podcast realizzati da udinesi. Il primo è Udinesi Dentro, ma oggi la piattaforma ospita anche: Manca il Sale di Annalisa Sandri, I racconti di So e Nanà di Nicoletta Agosto, DiscoSauro di Alessandro De Cillia, Radici in Stoffa di Silvia Cacitti, Spazio Comune, realizzato per l’azienda Chiurlo.

    Lo sport ha preso il sopravvento e sono diventato un triathleta. Un cancro, nel 2019, avrebbe potuto fermare tutto, ma grazie al reparto di oncologia di Udine sono ancora qui — con il mio tumore — a raccontare un’altra storia.

    Obiettivi futuri? Completare un Ironman prima dei 60 anni (portato a termine il 20 settembre 2025 a Cervia) e costruire una palestra radiofonica dove insegnare ai ragazzi a fare radio libera (in corso dal 24 ottobre 2025)!

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