
Andrea Virgilio: “Se potessi vivere per sempre, probabilmente farei una vita molto priva di significato”.
È una presenza che costruisce prima ancora di guidare. Vive i legami come responsabilità, il lavoro come un modo per far crescere le persone. Cerca armonia senza rinunciare al movimento, convinto che un’organizzazione possa diventare un luogo in cui sentirsi al sicuro. Dietro la determinazione vive una sensibilità che ascolta, protegge e continua a cercare un equilibrio tra ciò che crea per gli altri e se stesso.
Andrea Virgilio, c’è un ricordo dell’infanzia che ancora oggi le spiega chi è?
Siamo periodo asilo, dove ti davano dei lavoretti per acquisire manualità. Bisognava tagliare gli omini di carta. Funzionava che finito questa attività manuale, dopo si poteva andare a giocare. Io sono stato l’unico bambino che ha messo tutti i fogli di carta, perché erano fotocopiati, uno sopra l’altro, ha preso le forbici, ne ha tagliato uno tagliandoli tutti e a quel punto ha preso ed è andato a giocare per primo. Questo ricordo può racchiudere bene effettivamente come ragiono, come ho sempre ragionato.
Nella sua azienda costruisce solo software?
Non solo. Il nostro posizionamento è sempre stato quello di costruire prodotti digitali su misura. E negli ultimi anni l’avvento dell’intelligenza artificiale ci ha fatto partorire per la prima volta un prodotto che si chiama “Closy Talk” ed è tuttora una bella esperienza perché mi dà la possibilità, diciamo, di andare un po’ a gas, un po’ a metano. Quindi tendenzialmente vivo entrambe le dinamiche di cosa vuol dire costruire prodotti digitali per gli altri, ma anche cosa vuol dire gestirne uno in prima persona.
C’è una parola che guida tutte le sue scelte?
Penso che sia coerenza e mi autodenuncio che è una delle più difficili sulle quali effettivamente mi applico, proprio perché in generale la mia natura è sempre stata quella di complicarmi la vita. E quindi questa è sicuramente la parola che in assoluto penso che sia quella dove devi immettere il maggior sforzo per riuscire a fare in modo effettivamente che ti guidi. Diciamo, non è un qualche cosa dove riesco sempre a raggiungere l’eccellenza. In alcuni casi non mi becco neanche un 6 politico, però tendenzialmente sì, è la parola che sento che fa più parte di me.
Ha sacrificato più tempo o più affetti?
Direi entrambi, nel senso che penso che anche le cose siano correlate. Spesso sacrificare tempo vuol dire di conseguenza anche sacrificare affetti. Quindi diciamo che per la passione che ho per il lavoro spesso ho sacrificato entrambe le cose.
C’è qualcuno che si prende cura di lei?
Per fortuna sì, c’è la mia compagna. Stiamo assieme da 3 anni ed è sicuramente una persona che mi ha fatto capire cosa vuol dire avere una persona che ci tiene. E poi naturalmente ci sono i miei figli che, insomma, arrivano dalla precedente esperienza personale. Hai quell’amore incondizionato, scomodo una parola della compliance, che è by design, come fai a non voler bene ai tuoi genitori, anche se magari in alcuni casi te ne combinano, no? Senza scomodare cose gravi.
Di sé, cosa non ha ancora capito?
Perché ho ancora questa costante necessità di investire molto tempo nell’ambito lavorativo, che ho sicuramente migliorato negli ultimi, negli ultimi anni, però costantemente continuo ad avere questo bisogno e non riesco, diciamo, pure penso che sia più pigrizia, che assenza di trovare gli strumenti per rispondermi. Penso che sia una delle domande alle quali devo sicuramente nei prossimi tempi metterci più seriamente la testa.
Se il tempo fosse infinito, continuerebbe a vivere così?
Se il tempo fosse infinito, innanzitutto cercherei di fare in modo che non lo fosse, nel senso che da una parte sicuramente sono sempre stato abbastanza agitato, comunque preoccupato dal fatto che l’esistenza nella quale noi siamo ha una durata. Le parti finali mi spaventano. Dall’altra parte però questo tipo di paura effettivamente mi ha sempre dato l’energia di fare di più finché ci sono e quindi l’idea di non avere più questa deadline temo che mi potrebbe far cambiare l’approccio col quale vivo, perché a quel punto “vabbè, perché fare le cose tanto posso farle più avanti”. Se potessi vivere per sempre, probabilmente farei una vita molto priva di significato.
UDINESI DENTROè un podcast originale diMichele Menegon, la voce della sigla è diGianmarco Ceconi, la musica diMassimo Cum, la post produzione e il sound design di Michael Hammer.
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